La detenzione di beni all’estero da parte di soggetti residenti in Italia comporta, in via ordinaria, due principali ordini di adempimenti in sede di dichiarazione:
- la compilazione del quadro RW; e
- la liquidazione delle imposte patrimoniali sul loro valore.
Il sistema normativo è, per sua natura, complesso e richiede una corretta interpretazione delle disposizioni di legge ai fini della qualificazione e della valorizzazione degli asset detenuti all’estero.
In questo contesto, l’intervento di una società fiduciaria in qualità di intermediario residente consentirebbe di “accentrare” tale complessità in un unico soggetto specializzato, trasformando una gestione onerosa in un processo ordinato, tracciabile e fiscalmente presidiato.
La fiduciaria come strumento di semplificazione
Con l’intestazione formale delle attività estere alla società fiduciaria – che provvede alla gestione dei flussi finanziari e all’applicazione delle imposte dovute – il contribuente beneficerebbe di una significativa semplificazione degli adempimenti dichiarativi.
In tali ipotesi, verrebbero meno gli obblighi di monitoraggio in capo al contribuente, in quanto le attività risulterebbero già presidiate dall’intervento dell’intermediario, con conseguente riduzione sia degli oneri dichiarativi sia del rischio di errori o omissioni.
La fiduciaria assume, pertanto, il ruolo di soggetto incaricato della corretta gestione operativa e fiscale delle attività, nel rispetto del quadro normativo vigente.
IVIE e IVAFE
Come anticipato, all’obbligo di compilazione del quadro RW si affianca la liquidazione delle imposte patrimoniali, in particolare:
- dell’IVIE (Imposta sul Valore degli Immobili situati all’Estero), con aliquota ordinaria pari all’1,06% del valore dell’immobile; e/o
- dell’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero), con aliquota ordinaria pari allo 0,2% sul valore delle attività ovvero allo 0,4% per gli strumenti finanziari detenuti in giurisdizioni a fiscalità privilegiata (c.d. Stati “black list”).
In tale quadro normativo, la presenza della fiduciaria favorisce una corretta qualificazione dei rapporti, una coerente applicazione delle regole fiscali e un più agevole allineamento informativo con l’Amministrazione finanziaria. Peraltro, le attività finanziarie detenute all’estero ma amministrate per il tramite di una fiduciaria residente non rientrerebbero nell’ambito applicativo dell’IVAFE.
Tale assetto assume particolare rilievo nell’attuale contesto di rafforzamento della Cooperazione Amministrativa Finanziaria e dello scambio automatico di informazioni, nel quale la chiarezza e la tracciabilità dei flussi costituiscono elementi centrali per la prevenzione di potenziali contestazioni.
Riservatezza delle informazioni
Per le ragioni esposte, un ulteriore valore aggiunto – spesso decisivo – è rappresentato dalla riservatezza: le informazioni relative al patrimonio estero non confluiscono nella dichiarazione dei redditi del contribuente, ma restano gestite nell’ambito del rapporto fiduciario.
Ciò consente non solo una maggiore tutela della riservatezza patrimoniale, ma anche una migliore protezione da utilizzi impropri o interpretazioni distorte dei dati da parte di terzi.
La fiduciaria non svolgerebbe, dunque, esclusivamente una funzione di supporto alla compliance, ma assumerebbe un ruolo organizzativo e di presidio nella gestione fiscale, consentendo una più ordinata allocazione degli obblighi, una riduzione delle criticità operative e una migliore tutela delle informazioni patrimoniali del contribuente.
Questo articolo è stato predisposto da Fidirevisa Italia s.r.l. In caso di chiarimenti, è possibile scrivere una email a info@fidirevisa.it

